FEMMINICIDIO e TUTELA DELLE DONNE

Che cosa cambierà per davvero? Puntare praticamente solo su misure di repressione riuscirà ad arginare violenza e maltrattamenti e a ridurre il numero dei femminicidi?

Vediamo di comprendere insieme cosa potrebbe cambiare con la nuova regolamentazione 

1)Il decreto legge prevede l’inasprimento delle pene in caso di maltrattamento in presenza dei minori (la cosidetta violenza assistita), in caso di violenza sessuale su donne in gravidanza e per il coniuge, anche se divorziato o separato. Tutto ciò farà diminuire conflitti e abusi tra le coppie ancora formate o in via di separazione?

È pacifico che l’innalzamento delle pene non ha sufficiente efficacia deterrente.  Più importanti sono la celerità del giudizio e la certezza della pena, nonchè la preparazione professionale degli operatori giudiziari. Le pene già previste dal codice penale potevano essere considerate adeguate, purchè applicate correttamente e in base alla reale gravità dei fatti giudicati. Cosa che raramente accade perché le condotte maltrattanti vengono spesso sminuite nella loro gravità.  È accaduto, di recente e non di rado, che a fronte di denunce per maltrattamenti conclamati, venisse chiesta l’archiviazione del caso. Solo l’ignoranza della gravità e complessità del fenomeno può portare a tali risultati. E solo la formazione specifica può scongiurare tali devastanti epiloghi.

2)Altra novità è la possibilità per gli inquirenti di raccogliere le testimonianze in modalità protetta. Ossia, la vittima può essere interrogata senza aver di fronte il compagno. Un passo in avanti, dunque?

Il principio affermato è di grande rispetto per le persone offese. Può permetterre, quando necessario, di far sentire le persone offese più serene e libere di raccontare, nonché di arginare la violenza psicologica fatta di sguardi, di parole sussurrate e di minacce sottintese che i maltrattanti a volte tentano di agire anche all’interno delle aule giudiziarie. Purtroppo la formulazione della norma adottata dal legislatore non assicura concretamente la protezione dichiarata. E’ previsto  infatti che l’esame dibattimentale della persona offesa maggiorenne  “…ove ritenuto opportuno…” venga condotto con ” l’adozione di modalità protette.”  La scelta non è della persona offesa, ma del Tribunale. Che potrà rigettare la richiesta. Starà alla persona offesa, si spera dotata di legale, convincere il Tribunale della rilevanza dei motivi per cui la protezione viene chiesta. Sempre il Tribunale deciderà l’idoneità delle misure di protezione.  Se per esempio sarà sufficiente l’uso di un paravento, o di una stanza dotata di specchio unidirezionale o altro. Senza potere d’interferenza.

3)Uno dei cardini è la querela irrevocabile, ossia una volta che è stata presentata querela questa non può più essere ritirata in modo da sottrarre la vittima al rischio di nuove intimidazioni allo scopo di farla desistere.

Sicuramente questo può disincentivare episodi di violenza volti a indurre le persone offese a ritirare la querela.C’è però un aspetto negativo importante. La persona offesa, sapendo di non poter più tornare indietro, potrebbe rinunciare a sporgere denuncia. In ogni caso, ora che la querela è stata resa irrevocabile, più che mai alla persona offesa deve essere data la possibilità di essere seguita e sostenuta nel percorso giudiziario e di uscita dalla violenza. Devono essere assicurate immediata protezione fisica e psicologica nonché assistenza  legale e qualsiasi altra cosa si renda necessaria.

4).Altra novità è l’arresto in flagranza obbligatorio in caso di maltrattamenti su famigliari e conviventi. Cosa viene prima?

È necessaria una preparazione adeguata delle forze dell’ordine affinché sappiano riconoscere e valutare le situazioni di rischio. Ma soprattutto questa è una scelta che va accompagnata ad un adeguato sostegno alla donna di tipo psicologico, legale, economico e logistico.

5.)Cacciare il marito o il compagno di casa — come previsto dal decreto — è così semplice?

Anche su questo fronte è necessaria una formazione degli operatori. Poi indispensabile è il coordinamento tra procure, servizi sociali, centri antiviolenza, ospedali e commissariati in modo che il primo luogo a cui la donna si rivolge si attivi e faccia rete con gli attori in campo, affinché ciascuno contribuisca secondo le sue competenze. Il tutto in modo tempestivo. Il tempo infatti nei casi di violenza è una variabile fondamentale.

6.)Si parla anche di potenziare i centri antiviolenza e i centri di assistenza.

Questo decreto legge non sembra essere affiancato da stanziamenti finanziari. E il rischio è che la lotta alla violenza si trasformi in belle parole.

7.Il decreto prevenzione e contrasto alla violenze riuscirà a limitare il numero dei femminicidi?

È una strada. Per quello che significa il decreto. E cioè riconoscere che maltrattamenti e atti persecutori sono reati gravi. Tuttavia la prevenzione dei femminicidi necessita un approccio strutturale e non di una singola legge. La violenza sulle donne non si risolve come un reato qualunque.

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